Solitudine dei sensi



La gente intorno a me non mi ha proprio capita.

Non ha colto perché ho mosso i miei passi, non ha colto perché sono così adesso. Insomma non ha capito un cazzo!

Non pensavo di dover rispondere pubblicamente a questo tipo di accuse/osservazioni che direttamente o no mi vengono fatte.

Come sempre io ci arrivo un po’ dopo, perché ci rifletto e ci ragiono su cosa vuole dire veramente la gente e su come la pensa. E inesorabilmente poi ci rimango male. Perché fondamentalmente non mi rendo conto chiaramente che quelle persone che tempo fa ho avvicinato e che sentivo vicine e di cui mi fidavo ora sono lontane e non mi conoscono più.

Sono cambiata, ho superato delle prove, ho avuto un’evoluzione, ho indagato profondamente dentro me stessa per capire cosa volevo. Che poi è quello che vogliamo tutti. E ho ottenuto la mia pace. Ora sono esattamente dove voglio essere, e non mi muoverò di un millimetro da dove mi trovo. Ho trovato la mia felicità. Allo stesso tempo l’ho anche persa da un lato, ma a questo punto mi è chiaro che quello che volevo è chiaramente un’utopia perché alcune persone non provano quello che provo io e nemmeno si sforzano poi tanto di capirmi, evidentemente.

Ma ancora una volta, perché sia più chiaro a tutti, voglio spiegare la cosa fondamentale.

Io NON ritengo di aver avuto un comportamento scorretto.

È passato un anno, e ancora adesso mi rendo conto di aver mosso i passi giusti. Sempre. Che non sarebbe cambiato niente anche non muovendoli in questo modo, perché quello che deve succedere, succede.

Tra le varie cose che mi vengono dette da altre persone (che non hanno i mezzi per giudicare ma che lo fanno comunque perché pensano di aver voce in capitolo):

1) “Gliel’hai messa in culo, Chiara”.
No. Non è vero.
Io non ho rubato nulla a nessuno,
non ho offeso nessuno,
non ho ucciso nessuno,
non ho voluto fare del male a nessuno,
non ho scelto di fregare nessuno perché non c’erano neanche “gli estremi” per fregare qualcuno visto che si frega qualcuno dal momento che si fanno le cose alle spalle. E non ritengo di averlo fatto.
No.
Io credo di non essere mai stata poi così oscura nei miei sentimenti.
Semmai è vero che qualcuno non ha voluto vedere per i suoi personalissimi motivi. Ha scelto di non farlo.
Io sono stata incerta sui passi. Sono stata variabile nella mia forza, perché sono umana. Sono stata insicura dei miei sentimenti, perché è una tematica delicata.
E mi sono innamorata.
Ed è la cosa più bella che può succedere a una persona, ma anche una scoperta nuova, che ti coglie pian piano e di cui non si è mai veramente coscienti all’inizio.
Quello che ho fatto è stato questo: ho seguito un sentimento.
Inizialmente quando l’ho scoperto l’ho represso per via della situazione che c’era.
Successivamente quando mi sono resa conto che stava comunque crescendo da solo questo sentimento mi è stato negato.
Dopo ancora questo sentimento è stato condannato da chi considerava questo sentimento “scomodo”.
Alla fine dopo una riflessione e una mia presa coscienza a 360° di cosa stava accadendo mi sono buttata.
Mi sono buttata dopo calunnie, cattiverie, volta faccia vari, limiti, paletti, imposizioni di ruoli, triangoli malsani.
Sì, mi sono buttata. Mi sono buttata per cadere. Mi sono buttata per smettere di stare male. Perché si deve toccare il fondo prima di poter risalire.
Ho preso un bel respiro e mi sono buttata giù in picchiata, scegliendo (occhio!) … scegliendo di stare bene!!
Chi è che ho offeso? A chi è che ho mancato di rispetto? DOVE questa scelta è sbagliata?
Qualcuno mi faccia un disegnino per cortesia, perché ad oggi ancora mi sfugge il perché tanta gente pensa che io abbia sbagliato.
Ho seguito un sentimento che non si controlla, non si blocca e non si intrappola. Che si può solo assecondare.
E una volta buttata invece di farmi affondare mi ha attirata di nuovo a galla scoprendo che i miei sentimenti erano anche ricambiati. Ma guarda un po’!

Voglio riuscire a parlare da esterna.
Gliel’ho davvero messa in culo a qualcuno?
Non è forse a me che me l’han messa in culo in partenza?
Perché io non rispondo dei sentimenti di altre persone. Se altre persone provano veramente qualcosa ad un certo punto capiscono come me cosa è giusto fare. Buttarsi o tirarsi indietro.
Ma se altri si buttano, allora che diritto ha chi si è tirato indietro di sentirsi offeso per aver “perso” qualcosa che non aveva voluto in partenza? O per il quale non ha voluto combattere?
E ancora di più mi domando: forse è vero, avrei dovuto parlare chiaramente con chi poteva provare dei sentimenti simili ai miei, ma sarebbe andata poi tanto diversamente?
Insomma, dicendo prima di “buttarmi” ufficialmente a chi di dovere “guarda, mi butto” sarebbe cambiato poi qualcosa? Dovevo proclamare i miei sentimenti a chi? A chi già lo sapeva, così come comunicazione di servizio? Perché? Non aveva più senso andare dal diretto interessato (cosa che ho fatto)? Qual è secondo chi legge sto sfogo la scelta più logica? Andare dall’amica a dire “mi piace tizio e glielo vado a dire perché si è comportato così e non mi sta bene” o andare da lui  e dirgli “varda ci son stata male per questo comportamento, perché mi piaci”? Ecco. Questo è il nocciolo.
Ma ancora mi domando, che diavolo sarebbe cambiato? Cosa diavolo avrebbe ottenuto sapendolo?

Alla fine quello che provavo non era poi così semplice da inquadrare. Non c’è un giorno d’inizio dell’essere innamorati dal quale puoi dire che le cose stanno da qua fin qua. È tutto confuso e indefinito. Si investe molto su un sentimento fumoso che ancora non ha forma e sostanza, e quindi non è semplice muoversi. Tuttavia, una volta che mi sono capita abbastanza, che ho capito cosa provavo io penso di essere stata abbastanza onesta dall’andarlo a dire di persona a chi d’interesse. Non l’ho fatto nel giro di 24 ore (né nelle 24 ore prima) ma ho avuto bisogno del tempo materiale per metabolizzare tutto quello che così velocemente stava accadendo.

2)“Hai tradito la sua fiducia, l’hai ferita”.
La mia fiducia invece non è stata assolutamente tradita. No no.
Scusate la battuta sarcastica, ma mi è proprio venuta dal cuore.

E’ questo che la gente non capisce: io ero in una situazione che non potevo più sostenere, che mi faceva del male non solo psicologicamente ma anche a livello fisico.
Questo mi ha portato a decidere di scegliere per il mio bene, che io continuo a sostenere che non è una scelta sbagliata.
Non foglio fare la frigna che dice “beh, ma i miei sentimenti non sono mai stati rispettati, nessuno si è mai fregato di quello che provavo io, sono stata male, ho pianto, mi è crollato il mondo addosso, sono tutti cattivi” eccetera. No. Credo che le cose funzionino così e che il mondo non ruoti intorno a me. Quindi ho fatto le mie riflessioni in autonomia e una volta capito dove volevo andare ho mosso i miei passi. Punto.
Sicuramente ho ferito qualcuno, ma non sono così sicura che l’ “offesa” sia pari al “danno”. Non solo perché chi si è sentito offeso non aveva alcun motivo di sentirsi offeso e nessuna pretesa da avanzare, ma anche perché non penso di aver offeso nessuno col mio comportamento. Posso capire che dei sentimenti che prima stavano nascendo, a causa della piega che ha preso la situazione, siano stati in parte compromessi. Ma non credo che questo ridimensionamento avrebbe dovuto togliere così tanto.
Vedo tuttora intorno a me comportamenti capricciosi e infantili, ma non tanto quelli della persona direttamente interessata (forse un po’ anche quelli), ma soprattutto quelli delle persone che la circondano, anche da chi non pensavo.
Saggiamente chi circonda me ascolta i miei sfoghi (e i suoi anche) e tace, o se si permette di giudicare lei io li zittisco e ricordo loro che questa è solo una parte della storia e che non possono giudicare, che comunque non ne avrebbero i mezzi anche volendo. Non mi piace sentire commenti ipocriti su di lei.
Possiamo giudicare soltanto io, lui, lei, e se proprio al massimo un’altra persona, che comunque si è voluta tirare fuori da questa questione e che giustamente o meno è scomparsa. Basta. Punto. Gli altri che stiano zitti e sappiano che le loro idee sono sbagliate.
Magari col tempo si attenueranno questi comportamenti stupidi, ma non sono sicura che il problema di base per questa situazione. Sia il “dispetto” che alcuni ritengono io abbia fatto.
Come ho già avuto modo di dire direttamente alla persona interessata, io credo che il rapporto nostro tra me e lei fosse un rapporto che non funzionava alla base da tempo e di un problema che sarebbe comunque venuto a manifestarsi perché evidentemente il nostro era un rapporto troppo “infantile” per continuare a restare così e avrebbe dovuto ad un certo punto evolversi in qualcosa di diverso.
Un’evoluzione tenue c’è stata tra me e la persona interessata. Ma lo sappiamo solo io e lei. Così come siamo coscienti che è un rapporto che se si vuole ricostruire avrà bisogno di tempo. E la persona in questione sa perché gliel’ho detto limpidamente che questa è la mia intenzione. Così come sa che è un progetto che si porta avanti in due e che non voglio far crescere da sola.
Adesso è tempo di investire perché la realtà è che ci si manca e volontariamente o no ci si cerca, ma ancora il male che abbiamo provato è troppo grande e vicino per rievocarlo. Lo potremo fare successivamente. Forse lo sto anche facendo io ora, ma perché per me è tempo. Posso farlo.
Ciò che mi preoccupa è che questo flebile inizio sia compromesso dalla stupidità delle persone che tirano una persona debole e sola a seconda di quello a cui loro fa più comodo.
Mi domando se ci pensino davvero al suo bene, o se davvero hanno capito quale sia. Perché io credo di saperlo. E adesso sto cercando di fare il suo bene, pubblicando questo mio pensiero. E credo che sia la base da cui partire. Perché manca il calore in questi giorni d’inverno. E paradossalmente di tutti i comportamenti delle persone in questione, l’unico che capisco e apprezzo è il suo. Perché è l’unico che condivido.

3)“Le cose non si possono aggiustare”.
Io sono convinta di sì, che le cose si possano aggiustare invece.
E’ chi crede il contrario che veramente distrugge alla base cosa potrebbe esserci,  minando alle basi sicurezze già in bilico data la situazione.
Sono convinta che, almeno per quel che provavo io, si possa aggiustare. Non si può fare in quattro e quattr’otto. Non si può ritornare come prima (cosa che neanche voglio) ma ci si può riavvicinare.
Basta tenere ben presente che le nostre identità sono distinte e diverse. Perché il problema era diventato questo. Ci sentivamo una cosa sola, non essendolo affatto. E fidatevi che con chi in questione abbiamo affrontato l’argomento e ci siamo trovate totalmente d’accordo.
Quindi il terrorismo psicologico lo fate voi che alimentate le differenze, contro di noi che invece vogliamo alimentare le cose che abbiamo in comune.
Infondo io sono sempre io. Sono cresciuta. Ma questo era inevitabile. Sono cambiata, anche lei, ma meno male per entrambe.
Abbiamo tutti quelle fasi da vivere per poter poi capire completamente come reagire con maturità alle situazioni. Come ho già detto, si scende per poter poi risalire. Fa parte dei cicli della  vita.
E io son fiduciosa che questo ciclo si compia, perché ho fiducia in lei.
La fiducia e le ferite, guariscono. Restano le cicatrici, quello è ovvio. Ma il corpo guarisce. Lo spirito guarisce. Si acquista maggiore consapevolezza delle cose e si impara ad apprezzare maggiormente tutto quanto. Il male non è negativo se lo si comprende.
E poi se veramente vuoi qualcosa, se sul serio ti impegni in quel senso, la ottieni. Inutile girarci intorno. Si fallisce quando non si è del tutto convinti o non si è del tutto onesti con se stessi. Nella mia vita è sempre stato così in queste questioni almeno.
Inoltre io sono profondamente convinta di una cosa.
Forse sarò un po’ ingenua, ma mi piace pensare alla forza del pensiero positivo.
Io credo, e lo crederò sempre, che il bene che ci si è voluti sia sempre più forte del male che c’è stato. Perché quando si vuole bene ad una persona nascono anche dei legami che ti permettono di dare e di ricevere quando il bene è ricambiato non solo con sentimenti, ma anche a livello energetico. E io e questa persona questi canali li “pompavamo” di oro liquido, tanto da portarci tanto vicine da creare questa situazione.
Troppo vicine in effetti. È infondo una questione di “distanze”.
Ma i sentimenti positivi creano l’intesa, la telepatia emozionale e di pensiero come la chiamo io (quando si pensa ad una persona e quella ti scrive un messaggio, quando si dicono le cose in sincrono, quando ci si capisce con uno sguardo), la sintonia, la chimica, l’emozione, la sensazione.
I sentimenti positivi sono sentimenti costruttivi che sono molto di più della somma delle loro parti. Sono come le radici di una pianta, si diramano in mille direzioni diverse e si alimentano di amore e altri sentimenti costruttivi.
Per questo ritengo che non sia vero che un rapporto sia perso.
E che le cose non si possano aggiustare.
Si aggiustano, perché le voglio bene e sento che me ne vuole anche lei. Forse in un modo un po’ complicato in questo momento, perché il dolore che ha provato lei nell’ultimo anno e mezzo non è solo legato a questa situazione al quale lei si era aggrappata, ma c’è dell’altro, molto più pesante. Perciò LEI posso capirla. LEI. Tutti gli idioti che la avvelenano in questo momento, pensando di passare quello che ha passato lei sono degli ignoranti che succhiano la sua luce per placare le loro ombre, metaforicamente parlando.
Purtroppo intorno ne ho anche io, ma sono abbastanza forte da non ascoltarli. Ultimamente però dato che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e vedo che c’è ancora chi non capisce dove deve stare mi sento di scrivere questo.
E continuo parlando di nuovo direttamente a loro.

4) “Capisco il suo punto di vista”.
Sicuramente presumo che si sia stato modo di sviscerarlo il suo punto di vista.
Il mio l’ho cercato di tenere per me in questi mesi di parole vuote da parte di tutti.
“Ti capisco” mi viene detto. Io sorrido e ringrazio per la buona volontà, ma sono cosciente che in realtà la persona non capisce il mio punto di vista. Più che capire me, non capisce il punto di vista di lei quindi si sente più affine a me. Magari si immedesima e a causa di sue motivazioni personali giunge ad una soluzione vicina alla mia posizione, ma non è la mia posizione. Non capisce quello che provo. Non capisce che la mia posizione è giusta, ma ha avuto un prezzo. E che quel prezzo non mi va bene. Non capisce che sto ancora aspettando e dando tempo a questo affetto perché possa riprendersi dalla potatura, perché possa rigenerarsi e guarire, che lo voglio salvare.
Mi spiace, ma non potete capire appieno, perché tutt’ora non lo voglio dire.
Non lo voglio etichettare in parole.
Le sensazioni, le emozioni, il sentimenti non li posso spiegare. Li so io, li sa lei. L’ho cercato di spiegare ad una sola persona che ha vissuto il prima, il boom e il dopo di questa faccenda sia con me che con lei. Che poveretta si è divisa in due per star vicine ad entrambe soffrendo e patendo quello che abbiamo patito noi due.
Povera, mi è dispiaciuto averla messa in mezzo, ma per mesi è stata l’unica luce mia e sua. E meno male che c’era lei. L’unica vera persona esterna che pur coinvolta, non so come, è rimasta esterna e che ha accudito lei in vece mia e ha sentito i miei sentimenti più che ascoltarli (grazie Silvia!).
La gente si lega al fatto e giudica se moralmente o eticamente poteva essere corretto o meno e si dimentica dei sentimenti, che semmai sono quella la parte più toccata. Quindi è facile dire “Capisco lei” o “Capisco te”, ma tutta questa situazione non si basa su un dispetto, o su un errore. Non ce ne sono stati obiettivamente parlando. Tutto questo si basa sui sentimenti, sulle emozioni, sul cambiamento di priorità. Sulla nascita di qualcosa di nuovo.
Questo è l’errore che fate gente. Questo è il motivo per cui non apprezzo vostre, critiche, insinuazioni, osservazioni, repliche.

Ora gradirei gentilmente che tutti la smettesse di avvelenare l’aria intorno a questa situazione.
Che già era complessa di sua ora si è pure complicata ulteriormente a causa di un’altra situazione paragonabile, ma che non è assolutamente uguale, per soggetti, parole, emozioni e condizioni che comunque influisce su ciò che già c’era.
Posso capire che superficialmente sembra che i fatti siano gli stessi, ma come ho detto non è questione di decisioni, ma di sentimenti! Gente, non è una decisone!!! Lo volete capire?!
Pensate sul serio che io potessi decidere di provocare tutto questo male, di provocare tutto questo dolore a tutti. E anche le seccature per voi, perché la verità è questa. Siete seccati perché non si può più andar fuori serenamente.
Io ormai sono abituata ad essere tagliata fuori, anche perché onestamente vi dico, di uscire con persone che si comportano come ad Halloween proprio non c’ho voglia, né di cercare di difendermi da chi mi dice che il problema è “l’età o il carattere” che non è assolutamente il punto, è solo un voler gufare, e io non lo tollero più.
Da chi è coinvolto anche, ma sopra ogni altra cosa di chi confonde le due situazioni!
Penso di aver chiarito in che termini si è svolta la “mia”, non accumunatela ad altre che proprio non ci azzeccano!!
I paragoni che spesso sento sono:
- lui che era “suo” e l'altra gliel’ha portato via. E rispondo: “Chi era di chi? E a quale titolo?”
- chi ha recato l’offesa ha ignorato i sentimenti altrui. E rispondo : “Non sono forse gli altri che ignorano i sentimenti di chi è coinvolto veramente? E comunque vi assicuro che non si sono mai ignorati i sentimenti di nessuno. Tutto è stato fatto con coscienza e onestà, per cercare di fare la cosa giusta”.
- “Gliel’avete fatta grossa”. E ancora rispondo: “Io penso che si siano perse le vere proporzioni della cosa, facendo di un sassolino una montagna e facendo diventare me e la persona dell’altra situazione simile dei capri espiatori”.

Insomma, i passi che io voglio muovere li muovo a prescindere delle chiacchiere altrui per impegnare il tempo, solo mi secca che mettiate nell’aria altro veleno, e non solo voi ma anche chi confonde le due situazioni accomunandosi per motivi che comprendo ma non condivido, facendosi a vicenda il lavaggio del cervello.
Un’altra cosa che non tollero è che finchè l’emarginazione è limitata a me, insomma, io me ne sbatto. Fate quel che volete. Però se questo comportamento si espande a macchia d’olio anche ad altre persone che mi sono care …ecco, la cosa inizia a infastidirmi. E parecchio.

Ho creato un mostro? Forse, ma non credo che sia tutta opera mia. Penso che sia opera del soggetto interessato e da voi che le lasciate un terreno fertile.
Rimarrò da sola? E qual è la novità, ormai sono io e il mio mondo da un bel pezzo.
Cosa penso che succederà?
…
Non è ovvio? Con voi che vi comportate così ci separeremo, le strade si divideranno definitivamente e le belle cose che abbiamo vissuto in questi anni si seccheranno e moriranno.
Sono mesi che lotto contro questo e sto comunque guadagnando qualcosa. Ma ora… mi state davvero rendendo le cose impossibili.
Quindi vi pregherei di smetterla.

Sono stanca di parlare, sono stanca di rodermi il fegato. Leggetevi sto post, svisceratelo. Ma poi fatela finita con tutte queste arie da superiori.

Punto. Ho finito.

1 commenti:

  • °Nike° | 25 novembre 2011 alle ore 11:44

    Alla fine non riesco a non dire quello che voglio, anche se non serve a niente. Almeno ho sputato fuori un po' di veleno represso.
    Adesso sto decisamente molto meglio!
    Grazie a chi ha letto! :)

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