Samhain

Felice Samhain!
Nuovo giro, nuova corsa, nuova avventura...
e se è solo la metà della ruota precedente, mi conviene prepararmi ad un altro viaggio tortuoso fatto di gioie e dolori, ma sicuramente di movimento e cambiamenti.
E questa è sempre una buona cosa!
Si deve cambiare e ci si deve muovere per andare da qualche parte. Altrimenti com'è ovvio si rimane fermi.
Che il nuovo cerchio abbia inizio!

Ciao Marco!

La Morte è avida di talenti da un po' di tempo a sta parte...Ciao Sic!


Grazie per le emozioni, i sorrisi e la passione che ci hai trasmesso in questi anni!


"Siate affamati, siate folli" Steve Jobs


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"Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita.
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte.
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.
Stay Hungry. Stay Foolish.
Grazie a tutti."


Siate affamati, siate folli.

Il peso della valigia...



"E gli occhi han preso il colore del cielo 
a furia di guardarlo 
e con quegli occhi ciò che vedevi 
nessuno può saperlo "


Quanto parla di me questa canzone... Mi sorprendo ogni volta che l'ascolto perchè mi sembra di cogliere un dettaglio nuovo sul testo o sulla melodia che non avevo mai colto. Come sempre Liga tocca corde che riguardano tutti. 
Che a volte sembra facile, prendere, infilare tutto in una borsa, libri, quaderni, vestiti, scarpe, spazzola, spazzolino e dentifricio e andarsene. Prendere e andare via, così su due piedi.
La soluzione più allettante di tutte. 
Ma porti via tutto con te. Sicuramente torni diversa quando torni. Perché si torna sempre alla fine. Ma ciò che ti ha fatto andar via lo reincontrerai di nuovo sulla tua strada, e non sempre si può preparar armi e bagagli e tagliar la corda. Il viaggio più difficile da fare è proprio quello di rimanere dove si è.
Tutto il mondo è casa, ma il viaggio che fai per arrivare ad essere quella che sei è il viaggio più importante e quello che ti porterà a casa per davvero.
Possiamo sentirci anime fuori posto dappertutto, infondo.
Una pausa o due ci rallenteranno e basta.
Il peso delle decisioni che prendiamo tuttavia non scompare. Non si allevia. Non passa. Giuste o sbagliate le decisioni pesanti sono quelle che realmente ci fanno progredire nel nostro viaggio. A volte viaggiamo leggeri, a volte arranchiamo, a volte scivoliamo. Ma arriveremo a casa. Salviamo le nostre fondamenta. 


Questa è la mia regola, questo è ciò che ho imparato. Non sono perfetta ma voglio seguire questa mia idea. Voglio continuare a vivere così.
Agendo in modo che, se mi guardassi indietro, saprei perché sono così. E amandomi per quella che la strada mi ha plasmato per essere, potrò dire "Sì, ne sono sicura. Rifarei tutto quanto daccapo". 


"Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui 
e ad ogni sosta c'era sempre qualcuno 
e quasi sempre tu hai provato a parlare 
ma nonsentiva nessuno 


e ti sei data ti sei presa qualche cosa chissà 
ma le parole che ti sono avanzate 
sono finite tutte nella valigia 
e li ci sono restate 


e le tue gambe andavano sempre 
sono sempre più adagio 
e le tue braccia reggevano a stento 
il peso della valigia 


e sole pioggia neve tempesta 
sulla valigia e nella tua testa 
e gambe per andare 
e bocca per baciare"


Ligabue

A fasi, momenti e ricordi


Sembra spesso che che quelle che noi usiamo chiamare coincidenze in realtà siano qualcosa di ben diverso.

Non esistono coincidenze.
La vita e la morte ci sfiorano e ci camminano accanto, ma noi non ce ne rendiamo conto. 

Mai come in questa stagione prendo consapevolezza di quanto tutto questo sia relativo e attaccato ad un filo.
Guardando fuori dalla finestra mi rendo conto sempre di più che ogni anno la natura in questo periodo ci ricorda che tutto è relativo. Nulla è eterno. E che per questo è meraviglioso.

Mi riscopro un po' sola in questo momento della mia vita. Non che sia una cosa negativa, a volte si ha la necessità di restare un po' sa soli con noi stessi e ritrovarci un po' tra le pieghe della nostra anima. Riscoprendo abitudini che avevamo perso, ripensando a come eravamo soliti fare qualcosa che non possiamo più fare, contando le cicatrici, ritrovando il nostro equilibrio.
Ho bisogno di questo ora.
Magari tra un po' sarò pronta per una nuova avventura, una nuova esperienza.

Ho già una magnifica esperienza, un miracolo, che colora la mia vita. Mi voglio dedicare solo a quello per un po'. Ritirandomi a meditare davanti ad un libro, con una buona tisana ai frutti di bosco accanto e una calda coperta di lana sulle ginocchia.

Il Cerchio è anche questo.
Si intervalla a momenti di corsa e momenti di arrancamento ad altri di stop.

E alla fine tornerò a danzare sotto la Luna.

Il cerchio come simbolo antico...



"Avete osservato che tutto ciò che un indiano fa è in un circolo, e questo perché il Potere del Mondo sempre lavora in circoli, e tutto cerca di essere rotondo. Nei tempi andati, quando eravamo un popolo forte e felice, tutto il nostro potere ci veniva dal cerchio sacro della nazione, e finché quel cerchio non fu spezzato, il popolo fiorì. L’albero fiorente era il centro vivente del cerchio, e il circolo dei quattro quadranti lo nutriva. L’est dava pace e luce, il sud dava calore, l’ovest dava la pioggia, e il nord, col suo vento freddo e potente, dava forza e resistenza. Questo sapere ci veniva dal mondo dell’aldilà, con la nostra religione. Tutto ciò che il Potere del Mondo fa, lo fa in un circolo. Il cielo è rotondo, e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla, e che così sono le stelle. Il vento, quando è più potente, gira in turbini. Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in un circolo. La luna fa lo stesso, e tutti e due sono rotondi. Perfino le stagioni formano un grande circolo, nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. La vita dell’uomo è un circolo, dall’infanzia all’infanzia, e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove. Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli, e inoltre erano sempre disposte in circolo, il cerchio della nazione, un nido di molti nidi, dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli."


Alce Nero

Il cerchio è un simbolo antichissimo, legato alla simbologia di ogni cosa su questa Terra. Venne riconosciuto e impiegato nella vita di tutti i giorni e si integrò così nel sistema di credenze e pratiche religiose che i popoli del passato svilupparono osservando il mondo che li circondava e la natura.

In natura tutto si rifà al concetto di ciclico. Il cerchio assume un significato simbolico da un punto di vista astronomico oltre che naturale. Il moto degli astri e dei corpi celesti è circolare. Anche la Terra risponde a questo principio cosmico che è alla base dell'intero universo.
Emblema di ciò che non ha inizio né fine, che si ricongiunge alle sue estremità, equidistante dal suo centro.
In senso rituale rappresenta un confine per tutte le pratiche magiche che fa sì che i mondi in quel confine si tocchino e il cerchio racchiude una dimensione diversa, fatta di energia e magia. Delimita e protegge. Circonda e abbraccia. Evoca, funge da contenitore di potere. Infinito tramite tra noi e l'universo grazie a questo suo significato intrinseco.
Nel mondo islamico la figura circolare è forse la figura più perfetta in assoluto. Il simbolo dell'assoluto, dell'inizio che giunge alla fine e della fine che ritorna al suo inizio.
Si danza in cerchio, come in un immenso girotondo, in linea con le energie del mondo.
Nella iconografia cristiana il cerchio è il simbolo dell'eternità, dell'immortalità.
Nelle tradizioni Orientali, assieme al quadrato, il cerchio è il simbolo celeste per eccellenza.
La sua forma avvolgente si allinea facilmente all'idea di protezione e di legame con ogni cosa. Il cerchio ci abbraccia e ci protegge e se anche può sembrare che ci isoli, in realtà ci mette in comunione con tutto il creato.

Una figura molto potente, il cerchio.
Rappresenta nel suo complesso la vita e il viaggio che noi compiamo in questa terra.

Questo è un simbolo che ho riscoperto nel tempo, come base della mia vita.
Come donna conosco l'importanza dei cicli e mi affascina la sincronia dei miei cicli con quelli della luna che governa energie e maree esercitando la sua forza di attrazione su questo pianeta. La Bianca Signora della notte e del giorno che sempre più segretamente influisce sulle nostre vite. E il moto del sole, che sorge, cresce e tramonta, come ogni altra cosa nelle vite di ogniuno di noi. Nelle fasi della nostra vita siamo connessi ai cicli dell'universo. Come un'amore che nasce, cresce e in qualche modo decresce, anche se non è detto che il decrescere non sia solo un mutamento che porterà ad una nuova consapevolezza, che crescerà a sua volta i questa infinita spirale di energia che è la vita.
Fasi e cicli. Cicli e fasi.
E alla base sempre lui.
Il cerchio.

Il Cerchio sta alla base di tutto, e mi ritrovo a scoprirlo ogni giorno di più.

L'inizio del Cerchio...

Da qualche punto si deve sempre cominciare, giusto?
E il giro inizia.


Qui parte il mio viaggio.
In realtà sono in strada da tempo, ma creando questo spazio voglio cercare di documentare le mie tappe per ricordarle e guardarle a posteriori e pensare che sono state tutte fasi che hanno distinto la mia esistenza e che mi hanno portata ad essere quella che sono.
Non ho né nome né luogo, son un'anima nel vento che come altri cerca di trovare la sua strada in questo cerchio che è la vita.
So che è composta da fasi. Momenti precisi che si susseguono in una grande danza che ci circonda tutti. 
So che come la la luna che cresce, sprigiona la sua massima luce, poi cala per scomparire con la promessa di ritornare con un nuovo ciclo, anche il nostro percorso in questa vita e le relazioni che costruiamo in questa vita e le emozioni assieme alle esperienze che viviamo in questa vita sono circolari.


E perciò ho scelto il cerchio.
La figura che meglio mi rappresenta. Anche se può sembrare non ammetter ritorno, perché è un continuo viaggio in avanti anche quando sembra di essere catapultati indietro.


Quindi si comincia, via!
Il cerchio da qualche parte deve pur iniziare! Che la Danza inizi!